Gli indifferenti

Leggo un articolo a firma di Marcello Spimpolo pubblicato in internet, credo nel pomeriggio di oggi, e titolato “l’indifferenza”, argomento L’Aquila rugby. Mi pare interessante perché, finalmente, e finalmente su un argomento spinoso e che veramente lascia tutti indifferenti come L’Aquila rugby, finalmente dicevo una voce fuori dal coro. O dentro? Perché in fondo Spimpolo se la prende un po’ con tutti, esattamente come il coro. Ma andiamo con ordine. L’Aquila rugby anche quest’anno ha combattuto contro una endemica mancanza di finanze. No, no, un momento; così sembra quasi che siano innocenti, che la colpa è del mondo brutto e cattivo, del “professionismo”, della sfortuna. No, no. Allora, è vero che è un momento no, ma la mancanza di finanze non ha impedito di fare certe spese. Peraltro il futuro, prossimo, non remoto, porterà al riguardo sorprese negative. Facciamo un salto fino alla fine della storia, una fine per alcuni versi drammatici. Se la squadra si salva quest’anno, il prossimo retrocederà spedita per non risalire mai più, grazie a 3 importanti concause: mancanza di soldi finora generosamente arrivati da soggetti che hanno fatto il bello e il cattivo tempo in città e adesso sono il nulla assoluto; il fatto che il prossimo anno le retrocessioni saranno 3, e in ultimo ma solo perché ne voglio parlare per altri versi, l’incapacità societaria a programmare e realizzare qualsiasi cosa. È ritorniamo a Spimpolo. Sicuramente lancia strali nei confronti della società: non solo riferendosi alla incapacità tecnica e dirigenziale, ma anche quando parla di franchezza che non rientra nella cifra stilistica di certi signori (ed è sicuramente forte lo schiaffo della graffiante ironia contenuta in quel “signori”; certo, per prendere uno schiaffo ci vuole una faccia, ma va bene anche così). Ma se la dirigenza è così incompetente, così incapace, così inadeguata, perché stanno tutti zitti, perché nessuno fa nulla per farli dimettere. E ancora perché se questa è la città del rugby, nella quale ogni famiglia ha almeno un rugbysta o ex, e dalla quale partono decine (200, anche 300) tifosi per andare a Londra piuttosto che a Cardiff o Parigi per il 6 nazioni, quando gioca L’Aquila rugby il Fattori è vuoto? Ma solo se ci andassero genitori e fidanzate dovrebbe essere pieno! È vuoto! L’indifferenza! Ma perché ogni parrocchietta vuole fare il proprio campo o stadio da rugby comprese le foresterie annesse e connesse e chi più ne ha più ne metta con ristorazione degli ospiti e servizi di trasporto? Bene, c’è bisogno di rispondere a queste domande?

Ma Spimpolo va oltre. Si iscrive al partito degli indifferenti, costituito da un ironica definizione (graffiante almeno quanto il “signori” di cui sopra, ma secondo me di più, perchè pregna di inaspettata amarezza, perchè la dirigenza si sostituisce, ma il sostrato sociale e culturale no) affibbiata agli “uomini di rugby”. E dove altro se non nella nostra amata città (ecco! Ancora l’amore “che move il cielo e l’altre stelle” e cosa è quella di Spimpolo se non una dichiarazione d’amore? meglio, di amore tradito?) si è ammantato di vanagloria il mito del rugbysta più come uomo che come sportivo? Ecco, crolla il mito. Sono solo, esclusivamente, penosamente degli “indifferenti”, niente più e niente meno che calciatori. Non esiste terzo tempo, non esiste superiorità, non sono più differenti. Tutt’altro. Sono gli “indifferenti”.

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