Lingua italiana

Antonomasia

È una figura retorica che consiste nell’usare un nome comune caratterizzante al posto di un nome proprio, o viceversa un nome proprio caratterizzante al posto di un nome comune (sei un Casanova).
Tante volte si usa la locuzione “per antonomasia” come sinonimo di “per eccellenza”, comunque con intento di esagerazione e/o banalizzazione. Ed è proprio la locuzione che ci intriga particolarmente stasera.

Le stronze per antonomasia: le mogli. Sgombriamo il campo dalle comprensibili pruderie convenendo sul fatto che stronze è sì una parolaccia, ma preferiamo considerarla un parlare politicamente scorretto tanto ne è frequente l’uso, e comunque nella fattispecie è niente di più e niente di meno di quanto necessario.

Effettivamente l’intento di esagerazione e banalizzazione è evidente, così come il fondo di verità lampante e solare che non faticheranno affatto a riconoscere molti uomini e molte donne (nessuno infatti più delle donne sa quanto siano stronze le donne a prescindere dallo stato civile di nubili o convolate a giuste [?] nozze).

Annunci

I complessi

Date un’occhiata qui e leggete questo.
Allora, per chi ha una certa età la lettura avrà riportato alla memoria le immagini del film (bianco e nero, un’altra vita, un altro mondo, un’altra galassia). Grande film (in quella vita). Mbé sarà per il fatto che si era più giovani, ma comunque quella galassia sembrava migliore di questa. Guglielmo Bertone era preparatissimo, dizione perfetta, ottima scrittura, poliglotta con 8 lingue parlate. E voleva fare il giornalista. Senza raccomandazioni! Anzi, in concorrenza con un raccomandato (solita grande performance di Franco Fabrizi). Ora discutere della grandezza di Sordi, autore anche di soggetto e sceneggiatura oltre che di una fantasmagorica prova di attore, oppure del ruolo che già nel 1965 la “raccomandazione” ed i “raccomandati” avevano nella società italiana, sarebbe interessante ma condurrebbe fuori tema.
La realtà è che Guglielmo Bertone ci serve come icona del giornalista preparato che parla e scrive un italiano corretto, di più, perfetto. Non come questo. Adesso, dico io, gli articoli determinativi e le preposizioni articolate. Mica le figure retoriche, che so, la sineddoche, la metonimia. Allora questo scrive(va) “era in forza al Zagarolo”. A questo punto bisognerebbe aprire un discorso sul genere delle squadre di calcio, lo rimandiamo ad altra occasione e assumiamo che il genere della squadra di calcio di Zagarolo sia maschile: lo Zagarolo. Date le premesse non si può essere in forza al Zagarolo, ma solo allo Zagarolo.
Comunque la redazione, dopo una doppia segnalazione di cui una bannata, ha corretto. Bene.