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Terremoto, montagne e geografia

Furono migliaia e migliaia gli aquilani che all’arrivo del gelido inverno ai piedi della Maiella, nell’autunno del 2009, ringraziarono Iddio e il Cavaliere per quel tetto sopra la testa.

…ca boia! ma come…? Chi? Stella? Sì sì, Stella! Gian Antonio? Gian Antonio. Gian Antonio Stella. Giornalista affermato, autore di libri di inchiesta che hanno fatto la storia del giornalismo recente in Italia.

Che tristezza! Ma come ha fatto? Boh, mi vengono in mente diverse spiegazioni, per la verità una peggio dell’altra.

Tipo?

Eh, tipo… mbé guarda, comincio dalla peggiore. E’ un ignorante in senso letterale, cioè ignora dove si trova L’Aquila, dove si trova la Maiella, e dove si trova il Gran Sasso. D’altro canto è un provincialotto, nato ad Asolo (Asolo?) in provincia di Treviso (Treviso?) paesotto simile all’Aquila, pura provincia italiana, con l’aggravante di non essere neanche capoluogo di regione. Anche se la provenienza geografica dovrebbe entrarci poco con l’ignoranza; e peraltro è del ’53, cioè a dire che ha fatto le elementari quando la geografia si studiava, e bene. Sarà stato uno studente non di prima fascia? Boh!

E poi?

E poi che ne so, magari scrive da cinque anni sull’Aquila e non c’è mai venuto. Anche questa sarebbe ben strana eh. Magari invece quando queste stelle del giornalismo si spostano per andare in loco, magari dico eh, magari vanno nei salotti buoni per 10 minuti, nei luoghi del potere per un quarto d’ora, e nei ristoranti migliori per un’oretta, per poi ripartire sulle loro auto blu con autista. Altrimenti, se fosse stato all’Aquila, ma possibile che da nessuno ha sentito dire che quella montagna che si vede non è la Maiella? Mi pare francamente poco credibile

Che altro?

Magari gli articoli glieli scrive uno stagista, un interinale, insolmma un ragazzo di bottega. Uno che ha fatto le elementari di recente, quelle nelle quali la geografia è una scelta opzionale dei genitori accanto a danza, rugby e giapponese. Insomma da un altro ignorante patentato. E lui ci mette solo la firma. Chissà, forse bisognerebbe rileggere con altri occhi i suoi famosi libri di inchiesta.

Finito?

Guarda sono cinque anni che lo sostengo.

Stella?

No no, macchè. Il fatto che l’hanno chiamato terremoto d’abruzzo (togliendo in modo volgare alla città anche il nome del terremoto che l’ha colpita essa sola al cuore qui sotto i nostri piedi, sotto i piedi sopra i quali le mie mani stanno scrivendo ora) non perché facesse comodo a qualcuno il poter approfittare per la ricostruzione, non perché si fa così in genere (marche e umbri, ma lì furono colpiti paesini) ma perché l’ignorantone di giornalista al quale fu detto qualche istante dopo le 3 e 32 che c’era stato il terremoto all’Aquila, dopo aver chiesto al collega ‘dove? dove?’ si sentì rispondere infine: in Abruzzo. Maledetta geografia! E maledette le rotte del turismo. Alla fin fine qui qualche anno fa è stato incoronato un papa, del quale conserviamo le spoglie. E non uno qualunque, ma l’avversario di quel bandito di Bonifacio VIII.